DIETA E BODYBUILDING

Cosa succede nel corpo al dì la di quelle che sono le intenzioni alla base del tipo di dieta scelta.

Sappiamo bene cosa sia l’anabolismo ed il catabolismo, tuttavia riuscire a trovare un equilibrio tra i due fenomeni risulta molto difficoltoso.

Il nostro organismo, macchina perfettamente calibrata, ha trovato questo equilibrio già centinaia di migliaia di anni fa.

L’omeostasi è la condizione di perfetto equilibrio interno dell’organismo, ed è regolata dal metabolismo.

Il metabolismo scompone o sintetizza.

Nel bodybuilding si cerca un qualcosa che cozza inevitabilmente con l’omeostasi, poiché si ricerca di scomporre grasso preservando muscolo o di costruire muscolo evitando di sintetizzare grasso.

Spostando l’ago della bilancia verso i processi di sintesi, però, si rischia seriamente di trasformare la macchina perfetta corpo, in una fabbrica del grasso, fino a farlo implodere.

Avete presente quei soggetti che raggiungono pesi corporei da record, ovviamente in negativo, costretti a letto a causa dell’incapacità di spostare nello spazio circostante le loro masse ingombranti?

Ecco! quello è un esempio di anabolismo estremo e perpetuo, in cui i processi di sintesi sono amplificati all’ennesima potenza, mentre quelli di scomposizione praticamente non pervengono.

“Quando mi si chiede più massa, in realtà mi si chiede sempre di riempire una felpa.
Chi ha bisogno di riempire una felpa con materia indiscriminata ha bisogni personali che io non contesto, ma che esulano da ciò che ho deciso sia il mio lavoro.
Anche quando si sogni di diventare il doppio, è passando dal dimezzare il grasso che si stimola la Sintesi Proteica”.

Piero Nocerino

Partendo da questa ineccepibile considerazione, andiamo ad analizzare i fenomeni di scomposizione che preparano il terreno per la coltivazione.

GLICOLISI

La glicolisi è un processo dalla quale si ottengono composti complessi, partendo dalla scomposizione di un composto semplice, il glucosio.

Avviene nel citoplasma di tutte le cellule.

Il citoplasma è la parte liquida della cellula, all’interno della quale sono presenti tutti gli organuli responsabili delle reazioni metaboliche.

Prima di ottenere il composto che poi, in fin dei conti, ci interessa per comprendere l’intero processo, avvengono ben dieci reazioni enzimatiche, che appunto conducono alla formazione del piruvato o acido piruvico.

Questo composto può essere ottenuto anche attraverso la conversione del glicerolo a livello epatico.

L’acido piruvico in condizioni anaerobiche, ad esempio durante una serie di un qualsiasi esercizio con i pesi che dura dai 10 secondi in su, viene convertito in acido lattico o lattato.

Questa però è una condizione estrema, che si verifica in situazioni estreme come ad esempio l’allenamento.

Nelle fasi di non sforzo, quindi durante la maggior parte del tempo e delle situazioni, in condizioni aerobiche, il piruvato entra nei mitocondri, che fanno parte di quegli organuli menzionati prima, e viene convertito in acetil-CoA.

Questo composto è presente sempre, perché è indispensabile per ogni reazione metabolica.

Ogni reazione che descriverò, condurrà attraverso vie che possono trovarsi all’antitesi l’una dall’altra, alla sintesi di acetil-CoA.

Il piruvato può essere convertito all’occorrenza anche in ossalacetato o nell’amminoacido alanina.

Questi due composti sono poi utilizzati per il processo inverso della glicolisi, la gluconeogenesi, ma sono coordinati in modo tale che, se una via è attiva, l’altra via è inattiva.

GLUCONEOGENESI

La gluconeogenesi è un processo di risintesi del glucosio, partendo dai precursori piruvato, lattato, glicerolo e amminoacidi glucogenici.

Serve a mantenere stabili i livelli di glicemia, quando il glicogeno alimentare ed epatico non sono sufficienti.

Può quindi avvenire dopo un periodo di prolungato digiuno e dopo attività fisica molto intensa e duratura.

Quando il precursore è il lattato, il primo passaggio è quello di convertirlo in piruvato. Il piruvato viene successivamente carbossilato in ossalacetato, e dopo altre 3 reazioni enzimatiche si ottiene il glucosio.

Gli amminoacidi glucogenici subiscono un processo di degradazione, dalla quale si può ottenere piruvato o direttamente ossalacetato.

Quando il precursore è il glicerolo, invece, è sfruttata un’altra via metabolica e si ottiene glucosio in seguito a 3 reazioni generate da tre enzimi specifici differenti.

FORMAZIONE DEI CORPI CHETONICI

La glicolisi e la gluconeogenesi sono processi che riguardano il metabolismo del glucosio.

Il primo processo è meno dispendioso, poiché il glucosio subisce trasformazioni dirette che conducono alla formazione di acetil-CoA.

Il secondo processo è molto dispendioso, poiché il glucosio viene prima scisso generando i precursori, e poi dai precursori, attraverso reazioni inverse, il glucosio viene resintetizzato.

Anche se, come detto prima, una delle vie per la gluconeogenesi è l’idrolisi dei trigliceridi, l’organismo in assenza di glucosio possiede un’altra via metabolica per ricavare energia: la chetosi.

Il consumo costante di carboidrati, attiva la vie metaboliche della glicolisi quando le riserve di glicogeno sono piene e della gluconeogenesi in condizioni di necessità provocata dal depauperamento di queste riserve.

Questo avviene in condizioni di glicolisi indotta da attività fisica intensa, in cui si producono elevate quantità di lattato.

In queste condizioni a livello del fegato incrementa la concentrazione di ossalacetato.

La formazione dei corpi chetonici, invece, avviene quando il livelli epatici di acetil-CoA sono superiori a quelli di ossalacetato.

Questo fattore è dovuto alla carenza di glucosio ed in contemporanea alla presenza di molti acidi grassi, che necessitano quindi quantità elevate di acetil-CoA per il loro metabolismo, che in questo caso consiste nella formazione di corpi chetonici.

I corpi chetonici sono acetone, acetoacetato e beta-idrossibutirrato.

Il fegato non può utilizzare i corpi chetonici, quindi una volta sintetizzati escono dai mitocondri epatici per andare a nutrire altri tessuti, come miocardio, muscoli e cervello.

L’acetone è un segnalatore della chetosi, e viene espulso con le urine ed attraverso l’alito.

L’acetoacetato ed il beta-idrossibutirrato nei tessuti extra-epatici vengono riconvertiti in acetil-CoA per entrare nel ciclo di krebs.

Altri precursori indiretti dei corpi chetonici sono alcuni amminoacidi, che possono essere trasformati in acetil-CoA o in acetoacetato.

ANABOLISMO CALIBRATO

I processi metabolici che ho descritto, hanno tutti a che fare con il catabolismo, perché si verificano quasi sempre in momenti in cui non si sta introducendo cibo dall’estero.

Stimolare l’anabolismo selettivo per alcuni tessuti, diviene quindi un lavoro altamente minuzioso che non lascia spazio a cattive interpretazioni, a meno che non si voglia battere un record di sovrappeso in negativo, o come dice il buon Piero Nocerino non si desidera riempire una felpa con materia indiscriminata.

La base di tutto è lo stress, la cui reazione organica conseguente, risulta proporzionale all’entità di tale stress.

L’allenamento stimola processi catabolici, che richiedono energia fornita dai processi metabolici descritti, ma se si distrugge in maniera efficiente, si può ricostruire in maniera molto efficace.

Lo stress imposto dall’allenamento, stimola la risposta infiammatoria, modulata da mediatori intercellulari chiamate prostaglandine.

Le prostaglandine sono sintetizzate a partire da un acido grasso presente nelle membrane di rivestimento cellulari, l’acido arachidonico.

In condizioni normali, l’acido arachidonico è legato ai fosfolipidi di membrana.

L’allenamento fornisce l’innesco per liberare l’acido arachidonico attraverso l’azione degli emzimi fosfolipasi A2.

L’acido arachidonico in forma libera reagisce con altri enzimi, le ciclossigenasi, per formare prostaglandine.

Questi composti interagiscono con ogni sostanza presente all’estero ed all’interno delle cellule, mediando l’infiammazione e la susseguente disinfiammazione.

Se si digiuna diverse ore, come avviene dalla cena al mattino del giorno dopo, le cellule entrano in un meccanismo di autofagia, eliminando scorie metaboliche presenti al loro interno.

Questo è il primo passo per preparare il terreno alla successiva coltivazione, che metaforicamente è come eliminare le erbacce inutili.

Una dieta povera di grassi per periodi prolungati, priva l’organismo dei fertilizzanti necessari per la coltivazione, come l’acido arachidonico, il colesterolo e gli Omega-3.

Leggi anche il nostro articolo IL GRASSO CHE PIACE

Il glucagone, ormone proteico prodotto dal pancreas è fondamentale per la gluconeogenesi ed ha un effetto sinergico con il colesterolo per bloccare l’attività del CoA-reduttasi, responsabile della sintesi endogena di colesterolo, che a sua volta è attivato dall’insulina.

Mangiando uova, burro d’arachidi e salmone, si concima il terreno in maniera ottimale, consentendo alle cellule di proseguire con il loro lavoro di pulizia.

L’allenamento fornirà l’innesco per l’infiammazione, predisponendo i tessuti muscolari ad assorbire meglio gli amminoacidi dei cibi proteici e dei carboidrati ingeriti.

Entrambi sono trasportati dall’insulina.

L’insulina in questo caso, non competerà con ormoni antagonisti, ma beneficerà dell’azione sinergica delle proteine trasportatrici del glucosio GLUT-4, anch’esse stimolate dall’allenamento con i sovraccarichi, che abbonderanno nelle citoplasma cellulare, pronte a captare il glucosio per stoccarlo sotto forma di glicogeno muscolare.

Quanti carboidrati assumere dipende; un atleta natural ottimo per quanto mi riguarda, può raggiungere il livello di altezza peso in condizioni da gara o aggiungere altri dieci chilogrammi con il 5% in più di massa grassa.

Al di sopra di questi numeri, un natural, sta solo riempiendo una felpa.

In relazione a questa considerazione la quantità di carboidrati dovrebbe essere calcolata in base al fabbisogno calorico individuale, considerando che una buona quantità di kcal sarà fornita da grassi e proteine.

Preciso inoltre, che una persona che si allena pesantemente, ma svolge attività lavorativa non molto dispendiosa, non necessita chissà quante kcal, anche se il suo obiettivo è quello di accrescere il tessuto proteico magro del suo corpo.

Non è tanto la quantità di semi gettati a garantire la crescita del raccolto, ma la capacità del terreno di sfruttare ogni seme, e questo dipende da come si prepara questo terreno per la coltivazione.

Di Scilipoti Nino