IL MIGLIOR METODO DI POWERLIFTING

Esiste un metodo di allenamento produttivo allo stesso modo per ogni atleta, che possa anche essere considerato il migliore in assoluto?

Competizione dopo competizione, mi rendo conto quanto questo non sia possibile, ed allo stesso tempo arricchisco il mio bagaglio di esperienza osservando gli altri atleti e preparatori.

Ognuno predilige un determinato stile e questo si nota già da come i sollevatori si riscaldano.

Ci sono i perfezionisti del controllo, necessario per mantenere determinate posture più scomode che garantiscono alzate più “tecniche”, che si riscaldano con sollevamenti lenti e traiettorie meticolose.

Altri si scaldano con sollevamenti molto esplosivi, che certamente richiedono anch’essi traiettoria ottimale e “tecnica”, ma per forza di cose risultano meno millimetrici per via della velocità con cui sono eseguiti.

Ne derivano alzate in pedana molto fluide nel primo caso e molto potenti nell’altro.

Quando poi i carichi diventano superiori alle capacità del sollevatore, si osservano bilancieri che non si muovono di un centimetro o alzate tremanti ai limiti fisiologici che però non possono essere portate a compimento.

COME ADATTARE IL METODO ALLE PROPRIE ESIGENZE

 Qual’è quindi il metodo migliore da seguire?

Rimane sempre una preferenza dell’atleta, tanto se un bilanciere è troppo pesante, lo sarebbe in qualsiasi caso.

Lo domanda più logica a questo punto è un’altra.

Come dovrebbe fare un’atleta a capire quale sia il metodo più produttivo per le proprie caratteristiche soggettive?

Anche se non è così semplice, secondo me prima si capisce quale sia la propria strada da seguire e prima si riusciranno ad ottenere i risultati sperati.

Tutto contribuisce ad arricchire il proprio bagaglio d’esperienza, ma ricercare per troppo tempo il metodo miracoloso potrebbe risultare improduttivo.

Personalmente ho compreso da quasi subito quale sarebbe stato il sistema che mi avrebbe consentito di avere più risultati in termini di sviluppo della forza, ma capisco che per molti non è così semplice.

Vorrei quindi in questo articolo proporre delle mie personali indicazioni per non perdersi lungo un percorso che potrebbe portarvi fuoristrada.

CONOSCERE LA TABELLA PRILEPIN

 È impossibile ottenere un effetto allenate senza tenere conto di questa tabella.

Qualsiasi metodo andrebbe incontro a fallimento certo se non fosse stato strutturato seguendo i principi proposti dalla tabella.

Quando sviluppo i miei personali protocolli, stabilisco come lavorare su squat, panca e stacco ed alla fine di tutto, quando ho realizzato il programma, mi accorgo che ogni schema allenante dedicato al sollevamento principale, si attiene ai principi della tabella.

Questo lo faccio inconsciamente.

Se per voi non risulta così automatico, provate a strutturare i vostri micro-cicli aiutandovi con la tabella Prilepin.

SCEGLIETE IL METODO CHE NON VI FA PERDERE LA VOGLIA DI ALLENARVI

Se notate che il solo pensiero di eseguire nuovamente una sessione dedicata alla squat vi da la nausea evidentemente c’è qualcosa che non va.

Il problema in questo caso è quasi sempre l’eccessiva frequenza con la quale si allena il sollevamento.

Se invece ogni volta che vi iniziate a scaldarvi per il sollevamento da gara previsto nella sessione, avvertite poca confidenza con il gesto, allora avete necessità di incrementare la frequenza.

Io mi trovo benissimo con tre panche, uno squat ed uno stacco, ma in base alle vostre peculiarità, potreste necessitare meno panca e più squat.

Dopo una sessione dedicata all’alzata di gara, dovreste sentirvi piuttosto bramosi di poter fare ancora meglio nella sessione successiva.

EVITATE SCHEMI DI SERIE E RIPETIZIONI CHE VI CAUSANO MICRO-INFORTUNI

 Per troppe volte andiamo avanti nonostante piccoli fastidi qua e là.

Per una o due serie in meno mai nessuno ha perso 20 kg su un’alzata, ma quando si cronicizza un fastidio trasformandosi in dolore, perdere chilogrammi sul bilanciere è inevitabile.

Cercate quindi di utilizzare il metodo di allenato che vi causa la minor quantità di fastidi possibile (evitarli del tutto sarebbe un’utopia).

ADATTARE ALLA STRUTTURA DELL’ATLETA LA TECNICA D’ESECUZIONE E NON VICEVERSA

 Sono un convinto sostenitore di questo concetto.

Non è possibile evitare del tutto i compensi che ci portano a portare a termine le alzate più pesanti o per lo meno non è possibile per la maggior parte degli atleti. Sono veramente in pochi a riuscire a sollevare un 100% come se fosse un 80%.

Minimi compensi durante i sollevamenti più pesanti, sono indispensabili per garantirci di portarli a termine, ma soprattutto sono indispensabili per evitare infortuni.

La ricerca di una postura soggettivamente scomoda altera le sinergie muscolari, causando eccessiva fatica con carichi che con posture soggettivamente più comode, verrebbero sollevati facilmente.

Nel prossimo articolo descriverò in dettaglio quale sia la metodologia che più consente di rispettare questi quattro punti che ho elencato.

Ovviamente come ho scritto all’inizio non esiste un metodo universale, infatti sarà descritto ciò che io personalmente reputo migliore come sistema, senza sminuire altre metodologie di programmazione.

Di Scilipoti Nino

"IL MEGACICLO
Il PowerBodybuilding in Sicilia”
di Nino Scilipoti. 

In questo manuale vengono espresse in maniera semplice e comprensibile, numerose tecniche e metodologie di allenamento adatte per lo sviluppo della massa e della forza muscolare.

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